Intelligenza artificiale e retina

07 Ago 22

Alla base dell’intelligenza artificiale ci sono algoritmi, tecniche computazionali e soluzioni, in grado di replicare il comportamento umano.

L’intelligenza artificiale è una disciplina che studia i fondamenti teorici e le tecniche per sviluppare programmi di software e sistemi hardware dotati di capacità autonome di apprendimento e adattamento. Alla base dell’intelligenza artificiale ci sono algoritmi, tecniche computazionali e soluzioni, in grado di replicare il comportamento umano.

L’origine di questa disciplina e l’espressione “intelligenza artificiale” risalgono al 1956, quando al Dartmouth College del New Hampshire si tenne un convegno al quale presero parte diverse personalità di spicco del campo della computazione, le quali in due mesi avrebbero dovuto creare una macchina in grado di simulare ogni aspetto dell’apprendimento e dell’intelligenza umana. Pochi anni più tardi, nel 1959, Arthur Samuel coniò il termine di Machine Learning per identificare una branca dell’intelligenza artificiale basata sulla creazione di metodi statistici in grado di migliorare le performance di algoritmi nell’identificazione di un pattern di dati.

Numerose sono state le applicazioni e i progressi ai quali abbiamo assistito negli ultimi sessant’anni. L’intelligenza artificiale è, inoltre, al giorno d’oggi una disciplina dibattuta tra scienziati e filosofi poiché presenta oltre ad aspetti teorici e pratici anche problematiche etiche e legali. Pertanto, nell’aprile del 2019 l’Unione Europea ha elaborato un codice etico basato sul principio che i sistemi di intelligenza artificiale devono essere sfruttati nel rispetto della libertà dell’individuo, garantendo equità, correttezza e prevenzione del danno all’essere umano.1

I sistemi intelligenti sono stati impiegati in svariati campi e applicazioni, come la medicina, la robotica, la ricerca scientifica, e persino nell’attività ludica. Un primo esempio di applicazione scientifica fu un sistema di intelligenza artificiale denominato MYCIN sviluppato all’Università di Stanford nel 1970 in grado di identificare i batteri che causavano infezioni gravi (per esempio in caso di meningite) e raccomandare l’antibiotico appropriato sulla base del peso corporeo dei pazienti.

Per quanto riguarda la medicina, è da sottolineare, inoltre, che nei prossimi anni assisteremo ad un aumento del numero di patologie croniche, pensiamo per esempio in ambito oftalmologico alla degenerazione maculare legata all’età, a fronte di una limitata disponibilità di medici specialisti in grado di effettuare diagnosi precoci. In questo scenario l’intelligenza artificiale è destinata ad affermarsi rapidamente nei programmi di screening, nei trials clinici, per supportare le diagnosi mediche in ambito radiologico e valutare eventuali terapie.

Leggi il PDF con l'articolo completo del dott. Alfredo Pece.