La riabilitazione visiva nella miopia elevata

05 Set 22

La miopia elevata può rappresentare un rischio concreto per la salute oculare.

Un’accurata anamnesi di carattere generale e oftalmologica per comprendere il tipo e la stadiazione evolutiva della miopia elevata associata ad altre patologie è fondamentale per comprendere le esigenze del paziente nelle occupazioni della vita quotidiana e lavorativa, con particolare riferimento alle eventuali difficoltà incontrate durante il loro svolgimento.

Miopia elevata e danni alla vista

Tra gli eventuali danni che la miopia forte arreca all’intero apparato visivo, elenchiamo le seguenti patologie:

  • sviluppo di vasi sanguigni al di sotto della retina, più o meno come accade per la maculopatia senile di tipo essudativo;
  • distacco di retina;
  • foro maculare: un foro nella macula, la parte centrale della retina;
  • atrofia della coroide e della retina;
  • danni al nervo ottico, in virtù del costante allugamento del bulbo oculare;
  • glaucoma e cataratta, che talvolta si associano alla miopia.

La miopia degenerativa può talora avere un'evoluzione lenta e con una funzionalità visiva discreta, ma a livello qualitativo con una presenza di scarsa definizione e soprattutto metamorfopsie notevolmente invalidanti.


Nella miopia in genere, e soprattutto in quella elevata, sono indicate le lenti a contatto in quanto il campo visuale è maggiore e non provocano il rimpicciolimento delle immagini retiniche e le aberrazioni tipiche degli occhiali tradizionali con lenti di elevato potere divergente.

Quando un paziente manifesta problemi di accomodazione nella visione prossimale, va tenuto in grande considerazione il fatto che a parità di correzione le lenti a contatto necessitano di maggior sforzo accomadativo.



Lenti specifiche per miopia elevata

L’utilizzo di specifiche lenti filtranti fotoselettive ad azione preventiva anti-fototossica è in grado di ridurre marcatamente l’arrivo, a livello del segmento posteriore, sia delle radiazioni ultraviolette vicine allo spettro del visibile (280-400nm) che della luce blu al alta energia (400-500nm) con la possibilità dell’utilizzo differenziato sia nell’ambiente esterno (lenti polarizzate scure) che interno (lenti chiare).

Inoltre riducono nella maggior parte dei pazienti il senso di fotofobia e d’abbagliamento ed aumentano la sensibilità al contrasto.


In caso di presenza di un danno centrale, ad esempio nella macchia di Foerster-Fuchs, compito essenziale è insegnare al paziente ad orientare gli occhi per utilizzare l'area retinica funzionalmente più adatta e stabile: il locus preferenziale retinico (PRL), in sostituzione alla fovea non funzionante.
E’ importante situare l'immagine subito fuori dallo scotoma per evitare ingrandimenti inutili e minimizzare l'angolo di fissazione eccentrica.

Per una buona capacità di lettura l'estensione del PRL deve contenere orizzontalmente almeno 4-5 lettere contemporaneamente.


Per stabilizzare la fissazione è indicata la microperimetria, che mettendo in correlazione il danno anatomico e quello funzionale permette uno studio della funzionalità retinica lesionale e perilesionale e la sensibilità luminosa delle aree retiniche circostanti la lesione.

Le neuroscienze indicano che una stimolazione ripetitiva delle cellule nervose porta ad una maggiore efficienza, quindi aumenterà la possibilità di usare con successo gli ausili visivi.
La lettura però è una prestazione molto complessa e i movimenti oculari garantiscono il mantenimeno della fissazione.

Riabilitazione visiva nei miopi ipovedenti

Osservando eventuali posizioni anomale del capo, gli esercizi dedicati all’allenamento pratico devono tendere a migliorare progressivamente la motricità coniugata e i movimenti di inseguimento che consentono di aumentare la capacità di discriminazione e la coordinazione oculo-manuale, la fissazione e il suo mantenimento che permettono una migliore localizzazione spaziale, l’organizzazione spaziale e la valutazione della memoria visiva. 


Al di fuori della macula, la retina presenta un numero decrescente di coni, per cui la percezione dell'immagine è necessariamente ridotta. Pertanto si deve ingrandire l'immagine attraverso l'utilizzo di ausili ottici.

Più l'immagine è lontana dalla fovea maggiore è l'ingradimento necessario e più corta la distanza di lettura. Si individuano uno o più ausili idonei, tenendo presente il vantaggio della semplicità di utilizzo e di un’estetica accettabile.

In commercio vi sono ausili ottici, ad esempio gli ipercorrettivi prismatici qualora esistano le premesse per una visione binoculare, elettronici ma anche sistemi ergonomici e posturali.



Nel caso specifico di pazienti videoterminalisti è oppurtuno far descrivere al paziente la postazione di lavoro, per poter comprendere la presenza di aree differenziali di illuminamento e la presenza di zone di abbagliamento.

Vi sono anche ausili informatici, software ingrandenti con o senza sintesi vocale, un iniziale adattamento è reso possibile anche dall’accesso facilitato.
Il deficit sensoriale causa un’insufficiente organizzazione psicomotoria nelle interazioni e relazioni con l’ambiente, è bene quindi orientare il paziente verso obiettivi ben precisi.


LETTURE CONSIGLIATE

1. Parmeggiani F, Milan E, Steindler P; La gestione clinica e riabilitativa del paziente ipovedente, Fabiano Editore, 2002. 


2. Pece A, La miopia elevata o degenerativa, Provincia Autonoma di Trento- Documenti per la salute n.2


3. Abati S, Giacomelli G, Volpe R, Argomenti di Ipovisione, supplemento 1, Fabiano Editore, 2002.


4. Abati S, Giacomelli G, Volpe R, Argomenti di Ipovisione, supplemento 2, Fabiano Editore, 2002.